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Fiat, gli operai di Termini Imerese: «Bene i compagni di Flumeri, anche noi lottiamo» - TrinacriaNews24

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Fiat, gli operai di Termini Imerese: «Bene i compagni di Flumeri, anche noi lottiamo» giugno 3rd, 2014 | di Redazione Trinacria News 24 Cronaca 0

L’Irisbus di Flumeri sta lentamente ritornando ad essere uno dei poli d’eccellenza italiani per la fabbricazione dei pullman. Insomma, la vertenza sembra avviarsi alla sua conclusione. Non è così, invece, per gli operai di Termini Imerese.

Anche per loro era stato previsto, entro la fine di maggio, un tavolo di concertazione al MISE, ma ad oggi, tra un rimando e l’altro, ancora non si registrano novità. L’articolo che abbiamo pubblicato qualche giorno fa ha risvegliato la fierezza di un gruppo di attivisti, operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Alcuni di loro ci hanno contattati, per raccontarci la loro versione dei fatti. Così abbiamo scambiato qualche battuta con Tommaso D’Ippolito, Rsu Fiom-Cgil.

Tommaso, perché avete deciso di contattarci?

«Era necessario chiarire alcune questioni. Quello che avete scritto è inconfutabile e siamo felici per la risoluzione della vertenza degli operai dell’Irisbus, ma per me e i miei compagni era obbligatorio fare una piccola precisazione: non siamo indistintamente tutti in attesa di una soluzione calata dall’alto. Quando i sindacati hanno firmato il progetto Fabbrica Italia (quello che nel 2010 decretò la chiusura di Irisbus, Sicilfiat e CNH, ndr), non hanno di certo fatto un accordo negli interessi degli operai: hanno ratificato il nostro abbandono. Alcuni di noi hanno messo da parte mogli e figli per continuare questa battaglia, una lotta che portiamo avanti quotidianamente e senza sosta da anni».

Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese

Quali sono, secondo lei, le differenze tra Termini Imerese e Flumeri?

«La differenza più grande tra noi di Termini e i compagni di Flumeri è la distanza che ci separa da Roma. Per loro raggiungere il MISE è un viaggio ordinario, di poche ore, mentre per noi è, nel vero senso dell’espressione, un viaggio della speranza. I sindacati non ci finanziano nessun mezzo – dicono che non hanno i soldi per farlo – e dovremmo raggiungere Roma a nostre spese. La distanza che ci divide dalla capitale e il non poterci permettere economicamente un viaggio del genere, ci costringe a vivere la nostra vertenza lontano dal centro nevralgico per la sua risoluzione. L’ostinazione non ci è mai mancata, a diventare insufficienti sono stati i mezzi e le persone».

In quanti siete rimasti a lottare?

«Siamo rimasti in pochi, ma questo non ci ha mai fermato. Le persone sono venute a mancare perché semplicemente si sono arrese, o schermandosi dietro le false promesse dei sindacati, o confidando nel conforto di alcuni politici che, sfruttando campagne elettorali e passeggiate politiche, hanno dimostrato un briciolo di interesse per la nostra situazione. Mentre io e i miei compagni della Fiom continuavamo a dire che dovevamo lottare, le altre firme sindacali dicevano ai loro iscritti che i tempi non erano ancora maturi per farlo: avevamo il fuoco amico in casa e non lo sapevamo».

Come vi sentite a tre anni dalla chiusura dello stabilimento?

«Siamo avviliti. Ci sentiamo dei morti, delle persone inutili. Non riusciamo più a gestire le nostre vite, la nostra quotidianità. Siamo schiacciati dal peso delle tasse, non abbiamo più la possibilità di fare una spesa utile a sfamare le nostre famiglie. Non possiamo nemmeno lavorare: recentemente mi avevano proposto un lavoretto, un contratto a tempo determinato di un mese. Per accettarlo avrei dovuto licenziarmi, ma se lo avessi fatto, nel mese successivo non avrei avuto nemmeno quel minimo di cassa integrazione che prendo. Insomma, non abbiamo speranze, siamo strozzati».

Lavoratori in protesta

Quali sono le ultime notizie relative alla vertenza Fiat-Termini Imerese?

«Aspettiamo da tempo immemore fatti concreti che sostituiscano le parole. Da tempo si vocifera di un polo industriale per la produzione e la gestione di automobili ibride, con un indotto di batterie per il loro funzionamento e di una bioraffineria capace di produrre dei biocarburanti, ma non abbiamo nessun’altra notizia. Nessuno ci vuole dire niente: questa segretezza, purtroppo, ci fa credere che in realtà non ci sia nulla di concreto».

E Fiat? Vi ha abbandonati del tutto?

«L’altro ieri il Presidente del Consiglio ha parlato di noi, ma Marchionne gli ha risposto ribadendo che la posizione logistica di Termini prevede la perdita di capitale. Insomma, se alla Fiat non interessa più lo stabilimento, che almeno smetta di parlarne male. Prima di essere uno “spreco economico” siamo stati l’eccellenza: perché nessuno ricorda questo importante particolare?»

Qualche settimana fa, la campagna parking marketing di Fiat – quella del “cuore spezzato” – ha sollevato numerose polemiche. Gli operai di Termini cosa ne hanno pensato?

«Fiat non ha ancora capito chi è che davvero ha il cuore spezzato. Qualche tempo fa, insieme ad altri compagni, abbiamo pensato di impacchettare il cancello d’ingresso, affiggendo un cartello con su scritto “Anche tu ci hai spezzato il cuore”. Ebbene, per questo piccolo gesto simbolico, abbiamo rischiato l’arresto: sono arrivati i carabinieri, invitandoci a togliere il cellophane dal cancello immediatamente. Non abbiamo ancora capito quale fosse il reato, ma penso proprio che chi ha impacchettato le auto dei colleghi dovesse avere la nostra stessa denuncia».

Come affronterete i prossimi mesi?

«Lottando, come abbiamo sempre fatto, ma aspettando anche che qualcuno scopra finalmente le carte. Abbiamo bisogno di recuperare la nostra dignità. Noi continuiamo a crederci, avranno pure chiuso la fabbrica ma nessuno riuscirà a spegnere la nostra speranza».

Intervista a cura di Ilenia Gullo pubblicata su OrticaLab

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