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E’ tutta una tragedia di fatti e fatture che nè io nè voi possiamo spezzare giugno 2nd, 2014 | di Valerio Calabrò Politica 0 Ci sono aneddoti che vale sempre la pena sentire ricordate? Sono le classiche scenette che i nostri nonni, ma anche genitori, ci hanno raccontato per spiegare un determinato proverbio (e ne abbiamo anche tanti qui, mica scemi). Quando l’altro ieri la Corte dei Conti ha timidamente bussato al portone di Palazzo d’Orleans (senza chiedere permesso, che impertinenti), a qualcuno è venuto il pensiero che “annaru pi futtiri e ristaru futtuti” non era propria campato in aria, neanche da Topolino e Dylan Dog di una decina di anni fa. Invece, un po’ tutti gli onorevoli si sono guardati e, assumendo il colore di pelle del tanto amato Michael Jackson e lo sguardo tipico della triglia lessa, hanno pensato “che ci abbiano davvero beccati tutti?”. In realtà “tutti” è un termine sbagliato perché degli 83 politici indagati dalla Procura di Palermo solo una trentina sono attualmente in carica, ma certamente l’inchiesta sui mega rimborsi in Regione è emblematica di scelte della classe dirigente non proprio esatte (ma quali scelte? Chi li ha scelti?). Le inchieste rispettivamente della Corte dei Conti e della Procura sono strettamente collegate: solo 4 gruppi su 12 sono in regola, mentre il resto si è comportato in maniera piuttosto allegra, sia a destra che a sinistra (quanto ci è mancata la par condicio dei ladroni). Pensate a quante risate si sono fatti i finanzieri dopo aver messo insieme gli scontrini allegati alle 1.279 pagine di rapporto, dov’era rendicontata qualsiasi spesa personale possibile: ci sono affamati nostrani, veri “Er Batman di terra sicula” come Franco Mineo che sul conto di Forza Sud ci ha messo 530 Euro per 14 cassate per oltre 43 chili (il diabete si avvicina, sappiatelo) o l’ex capogruppo Pd Innocenzo Leontini, meno sensibile alla “panza”, che si è fatto gentilmente rimborsare il caro ” cibo per la mente” ossia una serie di libri alla Feltrinelli di Palermo (assurdo, e quelli della Lega ci dicono che siamo ignoranti). Poi c’è chi, come Antonello Cracolici, non arriva poveretto, a pagare spese necessarie e imprescindibili della vita quotidiana e cosi, approfittando della mancanza di regolamentazione (“mò me lo segno” diceva Massimo Troisi, non a caso) si è fatto pagare qualche bolletta: Enel e Tarsu, e anche il canone Rai, oltre che 200 Euro per la gita d’istruzione della figlia (povere creature). Insomma, una masnada di spese notoriamente utili dal punto di vista individuale, ma come spiegare la rilevanza ai fini istituzionali? Riteniamo complicato credere che 14 cassate siano per motivi inerenti all’attivtà politica, tutt’al più goliardica, “mangi tu, mangio io e se un’altra decina ha piacere di venire non gli posso certo dire di no”, della serie che le chiacchiere stanno a zero ma la pancia ha ancora tanto da dare e da dire. Che roba strana questo Parlamento: in settimana è stata approvata la manovra “Salva-Stipendi” (ma salvare che? È un diritto, mica un optional come l’autoradio sulla Ferrari) e anche li è sopraggiunto negli onorevoli quella sensazione di smarrimento e perdita di colorito, manco stessero levando soldi a loro (anzi no, se fosse stato cosi la manovra non solo non sarebbe passata, ma manco presentata). Quando poi agli sguardi seguono le parole, ecco come la lingua diventa lunga abbastanza per battere dove il dente duole: Cracolici ad esempio, inviperito dalle accuse dei magistrati contabili, non riesce proprio a trattenersi e devi chiarire questa pugnalata al cuore (che si è dato da solo, almeno quella, non coi soldi di qualcun altro ): “È inaccettabile che, con tanta leggerezza, si tenti di infangare la mia storia personale, fatta di onorabilità e rigore”, accusa il politico. Chi invece questo non può neanche dirlo è l’ex governatore Totò Cuffaro (quando c’era lui i cannoli arrivavano sempre in orario) che non percepirà più il vitalizio da seimila euro mensili, dopo che i Cinque Stelle avevano sollevato un polverone all’Ars presentando un emendamento per sospenderlo, prontamente bocciato, figuriamoci, e dopo che il loro capogruppo Cancelleri è stato tacciato dal presidente dell’assemblea e compagno di partito di Cuffaro Giovanni Ardizzone, di fare del caso una questione nazionale. Ci si chiederà: allora come mai il vitalizio è stato sospeso? Ci ha pensato sempre il caro democristiano che non passa mai di moda (si sa come sono gli ex DC: dovunque vadano c’è un partito pronto ad accoglierli), appellandosi a un escamotage giuridico: secondo la legge, infatti, si può sospendere la pensione anche ai parlamentari che si sono macchiati di reati diversi rispetto a quelli contro la pubblica amministrazione, e Totò “non proprio u curtu” ha commesso il reato di rivelazione del segreto d’ufficio, e cosi Nanni o’ messinese ha salvato la faccia poco salvabile di un istituzione dove i suoi membri votano senza leggere, rubano senza farsi pregare e senza a volte saperlo..insomma entrano ed escono dopo aver scaldato i banchi e con fatture e scontrini che trasbordano da tasche, borsette, dalle mutande, e nessuno si accorge di nulla. Ma qui nessuno infanga nessuna storia personale, perché rigorosi si potrà anche nascere, ma onorabili, beh, lo si diventa. Ecco, vogliamo sperare che l’onore prima o poi, sia riservato non quando si ha un nome o di contro si muore attraversando il mare per scappare dalle guerre civili in cerca di fortuna, ma quando si fa il proprio dovere o si arriva sani e salvi, per costruire una vita diversa. Leggi anche:Rifinitura mattutina in vista del Crotone. Iachini ne…Monreale, tragedia sfiorata: madre investe figlio con…Morrison Cafè, Giorgio Schiavone: “Vogliamo…Crocetta e la lenta eclissi di una SupernovaCastelbuono, una città dalla parte del giudice Di MatteoPalermo: abusi dallo zio orco, una vittima denuncia dopo 10…Esami di maturità, rese note le commissioni di PalermoCastelbuono: maratona musicale dalla parte di Di MatteoArte a Palermo: GAM contiene L’isola nera di Fulvio Di
- Ci sono aneddoti che vale sempre la pena sentire ricordate? Sono le classiche scenette che i nostri nonni, ma anche genitori, ci hanno raccontato per spiegare un determinato proverbio (e ne abbiamo anche tanti qui, mica scemi). Quando l’altro ieri la Corte dei Conti ha timidamente bussato al portone di Palazzo d’Orleans (senza chiedere permesso, che impertinenti), a qualcuno è venuto il pensiero che “annaru pi futtiri e ristaru futtuti” non era propria campato in aria, neanche da Topolino e Dylan Dog di una decina di anni fa. Invece, un po’ tutti gli onorevoli si sono guardati e, assumendo il colore di pelle del tanto amato Michael Jackson e lo sguardo tipico della triglia lessa, hanno pensato “che ci abbiano davvero beccati tutti?”. In realtà “tutti” è un termine sbagliato perché degli 83 politici indagati dalla Procura di Palermo solo una trentina sono attualmente in carica, ma certamente l’inchiesta sui mega rimborsi in Regione è emblematica di scelte della classe dirigente non proprio esatte (ma quali scelte? Chi li ha scelti?). Le inchieste rispettivamente della Corte dei Conti e della Procura sono strettamente collegate: solo 4 gruppi su 12 sono in regola, mentre il resto si è comportato in maniera piuttosto allegra, sia a destra che a sinistra (quanto ci è mancata la par condicio dei ladroni). Pensate a quante risate si sono fatti i finanzieri dopo aver messo insieme gli scontrini allegati alle 1.279 pagine di rapporto, dov’era rendicontata qualsiasi spesa personale possibile: ci sono affamati nostrani, veri “Er Batman di terra sicula” come Franco Mineo che sul conto di Forza Sud ci ha messo 530 Euro per 14 cassate per oltre 43 chili (il diabete si avvicina, sappiatelo) o l’ex capogruppo Pd Innocenzo Leontini, meno sensibile alla “panza”, che si è fatto gentilmente rimborsare il caro ” cibo per la mente” ossia una serie di libri alla Feltrinelli di Palermo (assurdo, e quelli della Lega ci dicono che siamo ignoranti). Poi c’è chi, come Antonello Cracolici, non arriva poveretto, a pagare spese necessarie e imprescindibili della vita quotidiana e cosi, approfittando della mancanza di regolamentazione (“mò me lo segno” diceva Massimo Troisi, non a caso) si è fatto pagare qualche bolletta: Enel e Tarsu, e anche il canone Rai, oltre che 200 Euro per la gita d’istruzione della figlia (povere creature). Insomma, una masnada di spese notoriamente utili dal punto di vista individuale, ma come spiegare la rilevanza ai fini istituzionali? Riteniamo complicato credere che 14 cassate siano per motivi inerenti all’attivtà politica, tutt’al più goliardica, “mangi tu, mangio io e se un’altra decina ha piacere di venire non gli posso certo dire di no”, della serie che le chiacchiere stanno a zero ma la pancia ha ancora tanto da dare e da dire. Che roba strana questo Parlamento: in settimana è stata approvata la manovra “Salva-Stipendi” (ma salvare che? È un diritto, mica un optional come l’autoradio sulla Ferrari) e anche li è sopraggiunto negli onorevoli quella sensazione di smarrimento e perdita di colorito, manco stessero levando soldi a loro (anzi no, se fosse stato cosi la manovra non solo non sarebbe passata, ma manco presentata). Quando poi agli sguardi seguono le parole, ecco come la lingua diventa lunga abbastanza per battere dove il dente duole: Cracolici ad esempio, inviperito dalle accuse dei magistrati contabili, non riesce proprio a trattenersi e devi chiarire questa pugnalata al cuore (che si è dato da solo, almeno quella, non coi soldi di qualcun altro ): “È inaccettabile che, con tanta leggerezza, si tenti di infangare la mia storia personale, fatta di onorabilità e rigore”, accusa il politico. Chi invece questo non può neanche dirlo è l’ex governatore Totò Cuffaro (quando c’era lui i cannoli arrivavano sempre in orario) che non percepirà più il vitalizio da seimila euro mensili, dopo che i Cinque Stelle avevano sollevato un polverone all’Ars presentando un emendamento per sospenderlo, prontamente bocciato, figuriamoci, e dopo che il loro capogruppo Cancelleri è stato tacciato dal presidente dell’assemblea e compagno di partito di Cuffaro Giovanni Ardizzone, di fare del caso una questione nazionale. Ci si chiederà: allora come mai il vitalizio è stato sospeso? Ci ha pensato sempre il caro democristiano che non passa mai di moda (si sa come sono gli ex DC: dovunque vadano c’è un partito pronto ad accoglierli), appellandosi a un escamotage giuridico: secondo la legge, infatti, si può sospendere la pensione anche ai parlamentari che si sono macchiati di reati diversi rispetto a quelli contro la pubblica amministrazione, e Totò “non proprio u curtu” ha commesso il reato di rivelazione del segreto d’ufficio, e cosi Nanni o’ messinese ha salvato la faccia poco salvabile di un istituzione dove i suoi membri votano senza leggere, rubano senza farsi pregare e senza a volte saperlo..insomma entrano ed escono dopo aver scaldato i banchi e con fatture e scontrini che trasbordano da tasche, borsette, dalle mutande, e nessuno si accorge di nulla. Ma qui nessuno infanga nessuna storia personale, perché rigorosi si potrà anche nascere, ma onorabili, beh, lo si diventa. Ecco, vogliamo sperare che l’onore prima o poi, sia riservato non quando si ha un nome o di contro si muore attraversando il mare per scappare dalle guerre civili in cerca di fortuna, ma quando si fa il proprio dovere o si arriva sani e salvi, per costruire una vita diversa.
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