Gela, raffineria Eni in fiamme

Incendio nella raffineria di Gela, tanta paura per i cittadini e per gli operai. Immediate le reazioni…

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Questa mattina, intorno alle 10:30, la raffineria di Gela comincia ad emanare fumo denso e nero. I passanti, nonché gli operai che vi lavoravano, hanno subito temuto il peggio e hanno cominciato a scattare immagini che hanno immediatamente fatto il giro del web.

Per fortuna, nessun ferito, anche se l’entità dell’incendio non era per nulla rassicurante. I vigili del fuoco infatti – intervenuti sul posto poco dopo l’allarme – hanno dovuto impiegare delle ore per poter spegnere definitivamente le fiamme e far dissolvere completamente nel cielo quella grande nuvola nera, visibile anche da una certa distanza, che ha intimorito i cittadini.

Cause dell’incendio? Del tutto ignote, ma tutto questo non lascia indifferenti. Immediate, infatti, le reazioni provenienti dal presidente dell’associazione ambientalisti Amici della Terra: “Questa raffineria è una bomba ad orologeria [...] lo dimostrano queste spaventose fuoriuscite di fumo e incendi di questo genere. Occorre quindi una manutenzione straordinaria [...] e delle prescrizioni molto più rigide. [...] E’ inutile che la raffineria si nasconda dietro le varie autorizzazioni a tutela dell’ambiente e della salute dicendo che tutto è a posto e che gli impianti possono marciare a pieno regime, perché attualmente la situazione è sotto gli occhi tutti. Solo per caso non ci sono stati feriti, la raffineria resta comunque una bomba ad orologeria.”

Silvio Ruggiero, segretario della Uiltec di Caltanissetta, annuncia che sarà fissato un incontro con la raffineria. Nel frattempo, da Roma, i membri dell’apice dell’Eni dichiarano, con una certa spavalderia, che la raffineria è del tutto in regola e perfettamente funzionante. Da Palermo, invece, il gruppo parlamentare del M5S invita i cittadini ad accendere una ribellione e alla richiesta dei danni. Il presidente della commissione ambiente dell’Ars, inoltre, accusa la mancanza di controlli frequenti, nonché l’assenza di un programma di dismissione degli impianti.

Facendo riferimento a simili eventi accaduti di recente a Siracusa, non si può proprio dire che i siciliani respirino aria “pulita”. Si spera, dunque, in nuovi piani regolatori a favore della quantità di emissioni, provenienti dalle raffineria siciliane.

Fonte immagine: GDS